DISEGNO E PITTURA: TECNICHE

Questa pagina non pretende certo di essere esaustiva di un argomento praticamente infinito. Vuol solo essere una sorta di sommaria informazione su alcuni dei vari metodi usabili nel'arte figurativa. Per approfondire rimando a testi specializzati. Ve ne sono molti, ma attenzione: ve ne sono di seri e rigorosi ma anche di sciocchi e disinformati. Ognuno scelga quindi non quello più "carino e simpatico" ma quello più chiaro e privo di contraddizioni. Buona lettura!

 

DISEGNO A LAPIS E’ la tecnica grafica più comune. Si può eseguire  sia con sfumature che in bianco e nero eliminando i mezzi toni. Si presta bene per imparare il disegno nella sua essenza, ovvero la misurazione. In fondo saper disegnare significa saper misurare con gli occhi e rendere quel che si vede con la mano. Ha il vantaggio di essere facilmente cancellabile (relativamente). Il supporto però dovrebbe essere sempre piuttosto resistente: meglio evitare la carta ed usare cartoncino bristol. Quest’ultimo può essere anche trattato in vari modi (ad es. bitumato con un leggero strato di bitume sciolto in acqua ragia o seccativo per colori ad olio) ecc. Lo svantaggio consiste nel fatto che la grafite brilla molto sotto certe angolazioni creando un effetto sgradevole.

 

DISEGNO A CRETA NERA E’ una tecnica del tutto simile alla precedente ma la creta (che è solubile in acqua ragia e permette anche questo modo di sfumare, anche se di difficile esecuzione) ha il vantaggio di non creare i fastidiosi riflessi di cui ho già parlato sopra. Il nero intenso poi è assai più profondo di quello che si può raggiungere con la grafite, per quanto morbida essa sia. Naturalmente (come il disegno a lapis) i neri intensi non si cancellano bene. In ogni caso se si vuole raggiungere un effetto di forte realismo con contrasti notevoli questa tecnica è sicuramente consigliabile. Insomma si potrebbe dire che si può sostituirla alla precedente in ogni caso. Il nero più intenso che si può raggiungere, poi, si abbina bene all’inchiostro di china che può essere usato per certi particolari dei vestiti, ad esempio o per ampie superfici nere. Se si vuole creare un ritratto con effetto di grande realismo sulla carnagione conviene, prima di procedere al chiaro-scuro, dare una leggera velatura grigia e sfumarla con un tampone in carta o cotone. Quando detto per la creta nera si applica anche al disegno a SANGUIGNA.

 

DISEGNO A CARBONCINO  E’ anch'esso molto usato e consente di rendere i particolari con grande delicatezza, ma è più difficile o almeno richiede più esercizio. Il carboncino in mine (carbone compresso) non rende così bene come la fusaggine (carbone naturale) ma quest’ultima proprio perché è legno bruciato non ha una punta fine e deve essere usata di taglio per le linee sottili. L’effetto finale però pur non essendo tale da “sembrare una fotografia” è molto piacevole.

 

DISEGNO A MATITE COLORATE E’ consigliabile praticarlo con matite idrosolubili perché quelle non solubili in acqua lucidano troppo il cartone o la carta e spesso rendono difficile la sovrapposizione di strati di colore più scuro che vi “scivola” sopra. Si presta bene per soggetti senza eccessivi contrasti, ma è una tecnica non facile e che richiede molta pratica, almeno se si vogliono raggiungere risultati veramente buoni.

 

DISEGNO A PENNA E INCHIOSTRO Si pratica con una penna stilografica o a pennino e calamaio, ed inchiostro più o meno diluito dato a pennello. Si presta molto bene per paesaggi e disegno archittettonico. Può essere eseguita su cartoncino bristol (spesso) o su apposita carta da acquarello. L’ACQUARELLO non è molto diverso e spesso non si usa la penna: ci vuole però un certo esercizio. Se si usa la carta apposita si può usare molta acqua che non distorce la carta. Mi diceva sempre una vecchia pittrice che lavorava molto ad acquarello: non bisogna aver paura dell’acqua: meglio abbondare un po’”.

 

DISEGNO CON PASTELLI AD OLIO E’ una tecnica un po’ difficile perché i pastelli sono molto morbidi e tendono a portar via il colore sottostante. Occorre spesso aspettare che siano un poco asciutti per dare altri strati o aggiungere particolari. Data la loro morbidezza hanno lo stesso difetto della fusaggine: non hanno punta e si deve lavorare di taglio. Tendono a spezzarsi ma questo non sempre è un difetto poiché proprio in quel modo si creano dei piccoli spigoli che fanno le veci di una punta, almeno per qualche breve tratto. Si prestano bene per lavori molto impressionisti e comunque di figura. Rendono invece poco nei paesaggi. Hanno il vantaggio che (almeno quando sono ancora freschi) si possono rimuovere facilmente con una spatola. Impiegano molto tempo per essiccarsi completamente, il che può essere un vantaggio (per esempio per sfumare) ma uno svantaggio perché ciò rende il lavoro fisicamente delicato.

 

PITTURA AD OLIO E’ quella più usata per varie ragioni: è assai semplice e di grande effetto. Si possono usare i colori come sono, oppure diluiti (di solito con acqua ragia e/o con un po’ di seccativo se si vuole una essiccazione più rapida e con olio di lino per una più facile stesura). Può essere ritoccata molte volte,  sfumata fino ad ottenere effetti delicatissimi, e si presta per qualsiasi soggetto. Del resto se da molti anni ormai la pittura (almeno quella, diciamo, accademica) si fa ad olio un motivo ci sarà pure…L’unico difetto potrebbe essere l’odore di acqua ragia che non a tutti è gradito, ma oggi si producono solventi praticamente inodori. Ricordo poi che i colori ad olio possono essere usati in altri solventi aromatici, come ad esempio limonene o petrolio (oltreché naturalmente allo xilolo, benzolo, toluolo, alla nitro, ecc. – ma questi soventi sono dannosi se inalati a lungo). E’ consigliabile in ogni caso non toccare troppo l’acqua ragia con le mani poiché può causare allergie. Un altro svantaggio potrebbe essere un ingiallimento dei colori con gli anni con perdita di brillantezza, ma i moderni colori sono più stabili di quelli di una volta. In ogni caso consiglio, se si deve avere un effetto di bianco davvero candido e che sia praticamente inalterabile (ad esempio i riflessi negli occhi) di usare una goccia di bianco a tempera che è più durevole. Si può dipingere su molte superfici ma le più usate sono la tela (che - essendo cedevole -  permette più morbidezza nelle pennellate) o tavola. La tavola si presta maggiormente per pitture con dovizia di particolari minuti.

 

PITTURA A TEMPERA E’ anch’essa molto usata per la brillantezza che i colori (che possono essere usati come sono o diluiti) assumono dopo la verniciatura finale e la stabilità nel tempo ma è di esecuzione meno facile: il colore scurisce quando si asciuga e le sfumature, ad esempio, si eseguono più difficilmente (vi sono però dei pennelli da sfumatura appositi) ed è facile che quello che sembra ben sfumato non renda poi così bene dopo la verniciatura finale. Ha lo svantaggio che strati successivi dati sopra ai primi tendono più facilmente a portare via il colore sottostante: in tal caso è meglio usare una tecnica “multistrato” ovvero dare un leggero strato di vernice finale opaca che blocca lo strato sottostante e poi provvedere a ricoprire, ma in ogni caso tutto ciò richiede molta abilità ed esperienza.  Come già ho detto le tempere hanno il vantaggio di permanere inalterate (o quasi) con gli anni. Per i supporti vale quando detto per la pittura ad olio.

 

 

Una volta finito il quadro si può passare sopra di esso una VERNICE PROTETTIVA (che è una specie di coppale più fine e facile da stendere) che ne esalta anche un po' il contrasto ed i colori (specialmente se si usano colori piuttosto opachi come ad es. le tempere). In commercio ne esistono di vari tipi e si possono trovare opache, semi-opache o lucide. In ogni caso consiglio di dare sempre più di una mano. Per una trattazione un po' più lunga di questo argomento potete guardare l'altro mio sito: http://www.riccardo-cecchi-pittore.it/

 

 

Naturalmente molte di queste tecniche possono essere abbinate in un’unica opera, e molte altre cose si potrebbero aggiungere: qui ho solo voluto dare una sorta di quadro generale orientativo. Per imparare a dipingere bene in modo realistico (insomma: accademico) occorrono anni ed anni di costante pratica, un po’ come imparare a suonare bene uno strumento. Di solito si inizia con soggetti facili come piccole nature morte o oggetti vari e paesaggi per finire con il ritratto. Quest’ultimo è la cosa di gran lunga più difficile: quando un pittore sa far bene il ritratto sa far bene qualsiasi altra cosa.